samedi 13 août 2011

Lago Titicaca

... Al fin di compiere una bravata, uomini vallerani si recarono su nelle montagne circostanti. Per punirli, gli Dei inviarono puma al loro inseguimento, i quali divorarono tutti gli individui. Inconsolabile, il Dio del sole pianse 40 giorni senza interruzione; un mare di lacrime inondò la valle e creò il lago Titicaca. In quanto ai puma, morirono tutti annegati nel lago salato di lacrime e si trasformarono in pietre.
In Aymara, antico idioma locale rimasto tuttora in uso (al pari del Quechua), Titikaka significa, appunto, roccia di puma.
Storie e leggende emergono e si confondono al largo delle rive di quel che è il più alto lago navigabile al mondo (3'810 m.s.m.) e uno tra i più grandi. Fu da queste parti verosimilmente che prese inizio la civilizzazione Inca, nel XIII secolo, e con essa uno straordinario, ricco e vasto Impero, le cui affascinanti e ingegnose opere richiamano l'attenzione di persone da tutto il mondo. Un capitolo a parte andrebbe speso per descrivere sommariamente la storia di questo popolo.
In realtà il lago Titicaca, immenso bacino d'acqua... salata, naque diverse decine di milioni d'anni fa, quando lo scontro tra la placca continentale americana e quella oceanica (che pure diede origine alla cordigliera andina) "imprigionò" una laguna su a queste alture (lago di tipo tettonico). Da allora, l'equilibrio instauratosi tra acque entranti e acque uscenti ha mantenuto intatte la propria geometria e dimensione, così come miti e credenze che lo "popolano".
Oggigiorno Titicaca si estende al confine tra Bolivia e Perù, accomunando le proprie acque ai due paesi; le stesse che ci accompagnano in questa nostra tre giorni, tra La Paz e Cusco.
Nella capitale boliviana, i disturbi intestinali occorsi soprattutto al sottoscritto (niente di grave, ma flatulenze a ripetizione, in qualsiasi posto, di sgradevole odore e difficile ritegno...) ci impediscono di approfittare a fondo delle escursioni proposte dalle innumerevoli agenzie. Su tutte (tra le più turistiche) la discesa in bici dalla Ruta de la muerte e l'ascesa al Huayna Potosì, il più facile 6'000 boliviano.
Da La Paz ci dirigiamo verso nord attraversando innanzitutto i quartieri alti della città, quelli poveri, situati ai bordi ed in cima al "catino naturale" che caratterizza suggestivamente questa capitale. Raggiungiamo il villaggio di Copacabana attraversando una prima volta il lago e sormontando colline dove la neve fa la propria apparizione; fatto piuttosto raro a queste latitudini malgrado ci troviamo a più di 4'000 metri e nella stagione fredda.
Pianifichiamo in un'agenzia le prossime 24 ore, esattamente come Lineke, giovane donna olandese con cui trascorreremo il nostro tempo all'Isla del Sol, la più grande isola bagnata dalle acque del lago, che prenderebbe il nome dal Dio creatore. Vi giungiamo a bordo di una piccola imbarcazione spinta da un motore due tempi. Sulla lancia, la giovane guida locale ci invita ad una camminata, con l'intento di parlarci di storia e geografia, ma soprattutto di guadagnare qualcosa; accettiamo la proposta.
Torniamo dalla gita itinerante più slozzi che mai e indolenziti dal lordo bagaglio che abbiam dovuto portarci appresso. L'isla del Sol ci ha mostrato il proprio lato peggiore...
Il mattino seguente, la finestra della camera dove alloggiamo fa da cornice ad una pittoresca alba i cui colori cambiano successivamente con il levar del sole e le nuvole rimaste dal giorno prima partecipano alla riuscita del quadro. Sono le sette.
Alla luce del primo sole parto ad esplorare la parte sud dell'isola per capire cosa si nasconde dietro la collina più alta. Al rientro, percorro le viuzze createsi tra mura di pietre delimitanti corti, cortili e terrazzi all'interno di cui si nascondono, come possono, asini, pecore, lama, maiali e galline, e pure gente indigena, al riparo dagli obiettivi di molti turisti. La scena più suggestiva, mi sfugge di poco.
In fin mattinata ritorniamo a Copacabana, navigando questa volta sotto i raggi del sole. Il tempo per un'ottima trucha alla plancha servitaci in un baleno, e via di nuovo, direzione Puno.
Un problemino amministrativo alla dogana alimenta un attimo di nervosismo che si placherà tuttavia in fretta...
4 luglio: siamo in Perù, quarto paese "toccato" dal nostro periplo.
Le dimensioni e la posizione geografica conferiscono a questo paese una moltitudine di climi differenti, da cui una grande biodiversità. Migliaia di specie di uccelli e piante popolano questo territorio come in nessun altra parte del mondo.
A Puno salutiamo l'amica olanadese; lei si dirigerà prima ad Arequipa ed in seguito a Cusco, al contrario di quanto faremo noi.
Terminiamo la giornata visitando le isole Uros, più comunemente chiamate isole galleggianti, prima di prendere dimora in un losco quartiere della cittadina, ma ben pratico per le vicinanze con il terminal terrestre. Queste isole sono delle vere e proprie "zattere" dalle grandi dimensioni, costituite interamente da Totora, la tipica pianta acquatica che cresce in gran quantità da queste parti del lago. Tutto, d'altronde, è costruito con questa pianta: case, imbarcazioni, ecc. Al nostro arrivo su una di queste isole, riceviamo una breve spiegazioni su usi, costumi e vita in generale della gente che popola queste "terre". Ci spostiamo inseguito su di una seconda isola, a bordo di una tipica barca.
Al calar della notte, dopo due orette di gita, ritorniamo a Puno. Un triciclo a motore a mò di taxi ci conduce al centro, dove facilmente troviamo un ristorante.
Il giorno seguente ripartiamo in bus, percorrendo una regione arida e tra le più povere del paese: l'Altiplano. Ai nostri occhi scenari e soggetti tanto sconsolati quanto veritieri ed autentici.
Troppo spesso, purtroppo, le condizioni di viaggio sfavorevoli (posizione sul bus, velocità, riflessi e pulizia del vetro) ci precludono la possibilità di immortalare e condividere queste immagini; i migliori "scatti" rimaranno impressi nella nostra mente.
Manca poca strada per Cusco. Scendendo l'ampia vallata i campi riprendono tonalità diverse e forme meglio definite perfino sui pendii più esposti delle montagne; la vegetazione si fa via via più fiorente. Si rivede gente al lavoro, generalmente donne sole governanti il poco bestiame. Più in giù, a pochi centimetri dal bordo stradale, un bambino si distrae dalla monotonia quotidiana leggendo a modo suo un giornale.
Arriviamo nella capitale Inca, l'ombelico del mondo!

2 commentaires:

  1. Mi é piaciuta la leggenda del lago di Titicaca .Sembra quasi impossibile che a più di 3500 m.s.m ci sia un lago così grande . Immagino che questa zona sia una delle più variate che avete visitato . Ciao a presto . Donata .

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  2. Gloria secondo me ti piacerebbero certi miei libri, sono proprio ambientati in questi posti:-)

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