"Situata a 3'400 metri di altitudine, Cuzco, la Roma degli Incas, e i suoi dintorni fanno parte dei più bei posti del Sudamerica. Attorniata da montagne, la città è situata in un magnifico luogo, una valle ammirabile. Tale città divenne rapidamente la capitale dell'impero Inca, l'ombelico del mondo andino (cuzco significa ombelico in lingua quechua). Cuzco è oggigiorno una stupenda città coloniale, ma non bisogna mai dimenticare che essa fu il bersaglio privilegiato degli spagnoli determinati a annientare la cultura inca. Rimangono tuttavia qua e là delle fondamenta, o dei muri che non son stati distrutti totalmente, e la maggior parte delle costruzioni spagnole s'appoggiano, s'adossano o utilizzano i matriali dei vecchi palazzi Inca. Il centro della città è costituito essenzialmente da belle case coloniali con balconi di legno scolpiti, allineati lungo le strette viuzze, e di piazze di grandi ciottolati luccicanti ben curate. Dalle alture , vista sorprendente sui tetti di tegole che precipitano a cascata, interrotte unicamente dalle torri della cattedrale e dalla Compañia. La sua architettura, coerente ed armoniosa, in un luogo naturale di tutta bellezza, ha permesso la sua iscrizione al Patrimonio mondiale dall'Unesco. Città in altitudine, i mesi dell'anno si susseguono in una frescura quasi permanente, ma sotto un cialo di un blu intenso. Ed è vero che a Cuzco si vive bene: sano clima, bellezza del paesaggio, grande ricchezza architetturale ed archeologica, vivo artigianato, atmosfera rilassante, buoni piccoli ristoranti, vita notturna ben reale... E' uno dei punti d'incontro favoriti dai "routards" in America del Sud, dai "trekkeurs" che si scambiano i loro buon piani. Ci sono delle città dalle quali non si fa altro che passarci. Ce ne sono altre nelle quali ci piace soggiornare. Cuzco fa parte di quest'ultime!"
tratto e tradotto da "Le guide du routard"
Sicuramente la città visitata da me preferita durante tutto il nostro lungo viaggio. Cuzco.
Sì, dal primo sguardo su di essa, qualcosa dentro di me mi ha fatto capire che, soggiornarci, sarebbe stata un'esperienza il cui ricordo riporre nel cassettino della mente dedicato ai migliori ricordi!
Il quartiere San Blas, nel quale abbiamo trovato giaciglio, è caraterizzato da magnifiche case coloniali (ma senza troppe pretese) antiche, tra le quali la vivacità dei cusqueñi ma soprattutto dei turisti che si trovano nelle soleggitate viuzze ciottolate si fa ben sentire. Qualche vaso di fiori, gerani o altre qualità, ed insegne ornamentali di bar e ristoranti qua e là rendono il tutto graziosamente piacevole ai propri occhi.
Scendendo verso il centro di Cuzco, ovvero verso la piazza d'Armi che si estende davanti alla maestosa cattedrale, ci si ritrova a percorrere una tra le più famose viuzze piedonali, quella che è disegnata da un lato da un magnifico autentico muro Inca. Pietre intatte e stupefacentemente disposte da uomini dell'importante antico popolo, tra le quali una pietra dai dodici lati, molto famosa e per questo immortalata da qualsiasi turista. Nella stessa via, artigiani di tutti i generi, cercano instancabilmente di ricavare qualche spicciolo dalle loro vendite. E non è tutto, molte sono le proposte (senza esagerare posso dire circa ogni dieci metri!) da parte di giovani ragazze per una seduta di massaggi rilassanti, di manicure e pedicure, eccetera eccetera. Sperimentiamo alcuni massaggi, soprattutto perchè a prezzi stracciati, i quali si rilevano molto utili anche se a volte un po' forti, ma per questo motivo efficaci.
Sempre più in giù, scendendo, cominciano a fiorire innumerevoli agenzie di escursioni, le quali propongono vari tipi di attività, come pure moltissimi negozietti di artigianato e ristoranti. La piazza d'Armi, che è la principale, risalta per i coloratissimi fiori, che, seppure ci si trova nella stagione invernale, sembra non temano il freddo delle notti cusqueñe, accumulando energia dal calore dei luminosi raggi solari diurni.
La gastronomia in Perù è un aspetto molto importante ed interessante: assaggiamo di tutto un po'... senza però avere il coraggio di provare il piatto fra i più tipici di Cuzco, il Cuy, ovvero il porcellino d'India cotto nel forno a legna (tutto intero... poverino!).
L'aspetto storico ed archeologico di quasta zona è straordinario. Le visite di diversi musei e di vari siti archeologici nei dintorni della città e nel Valle Sagrado, sono esperienze che lasciano a bocca aperta; non si può far altro che stupirsi in continuazione ammirando le costruzioni lasciate dagli Incas!
Oltre a tutto ciò, conoscere Kiana e Gisela durante l'Inca Jungle Trail, escursione di quattro giorni che ci ha condotto in fine al Machu Picchu, è stato molto divertente! Evviva Cuzco! Ed il pisco sour ed il ceviche (anche se in realtà non ci son proprio per niente piaciuti!).
Per non annoiarvi, ho deciso di raccontare solamente una tra le escursioni svolte partendo da Cuzco. Un'escurasione tuttavia della durata di quattro giorni e ben intensi.
E' il 10 di luglio, ai primi raggi di sole partiamo da Cuzco in compagnia di altre sette persone, su di un furgoncino, in direzione nord-est. Il viaggio subito diventa interessante dal punto di vista paesaggistico: ci inoltriamo infatti nelle campagne di montagna peruviane. I campi, le coltivazioni presentano dei colori dorati durante tale stagione, ovvero l'inverno peruviano, sono molto suggestivi da immortalare.
Peccato però che il Perù vanta il maggior nemero di autisti pazzi per la velocità, tanto che si rivela quasi impossibile scattare fotografie decenti. Vabbè, dopo avergli detto di rallentare, un po' ubbidisce ed è così un po' più facile e confortevole il tutto. Dopo varie ore di viaggio, eccoci in cima ad un passo di montagna, a più di 4'000 metri, dove ci sorprende indovinate un po'?!?! La neve! Eh sì la notte precedente ha fatto la sua apparizione a questa altitudine. Giunti in cima, ben coperti con giacche, sciarpe e guanti caldi, scendiamo dal nostro mezzo, per equipaggirci come si deve ed inforcarne poi un altro: una mountainbike! Ci aspettano ben quattro ore di pura discesa, su strada asfaltata e non, nella neve, sotto la pioggia e sotto il sole, a temperature invernali e estive, insomma di tutto un po' per un dislivello di più di 3'200 metri! Divertentissimo, soprattutto perchè molto poco faticoso!
All'arrivo a Santa Maria, piccolo e povero villaggio dall'ambiente subtropicale in fondo ad una valle, ci accolgono per il pranzo. Dopodichè a me, Stefano, Kiana e Gisela ci aspetta un'avventura lungo il fiume: un piccolo corso di rafting. Peccato però che al momento di partire, Abelardo, la nostra simpatica guida, ci comunica che il gommone è già partito, senza aspettarci perchè arrivati in ritardo a quanto pare. Sigh, ci dispiace un po', ma un gelatino ed una passeggiata nel paesino ci consolano. Durante quest'ultina sentiamo della musica tradizionale peruviana, ascoltiamo meglio per capire da dove proviene. Una volta capito ci avviciniamo e... immediatamente della gente ci corre in contro... invitandoci alla festa, una festa di battesimo anche se di una ragazzina di undici anni. Tutti i presenti sono incuriositi dalla nostra presenza e uno ad uno si fanno avanti per conoscerci meglio e per capire chi siamo e da dove veniamo. Sono tutti estremamente sociali e si rallegrano per il semplice fatto che abbiamo accettato il loro invito, ringraziandoci. Ci offrono molto da bere e ci fanno ballare con loro. Al momento di congedarci da loro... aihmè che fatica, non vogliono più lasciarci andare! Infine però riusciamo a "fuggire", con la scusa di dover recarci a cena con il resto del gruppo.
Il giorno seguente la sveglia, o meglio, la voce di Abel che ci chiama si sente presto! Piccola colazione e poi via nel cassone di un pick-up lungo una strada non asfaltata fino all'imbocco di un sentiero.
Un sentiero che, sin dal primo passo, mostra una pendenza rilevante ed è quindi piuttosto faticoso da percorrere. Attraversiamo innanzitutto una foresta di piante di banane e piante di caffé, fino ad arrivare nei pressi di una casetta dove Abelardo con una signora ci spiagano il procedimento di produzione del caffé partendo da quando il chicco si trova sulla pianta. Procediamo poi, sempre salendo, fino a giungere ad un'altra abitazione, ancor di più in un ambiente subtropicale. Un'altra signora ci accoglie, molto ben preparata. Vende di tutto un po', succhi prodotti con frutta fresca e dolcetti di ogni genere per rinfrescarci e per procurarci nuova energia per procedere il trekking. Su di un tavolo troviamo disposti molti tipi di frutta e legumi, i quali ci vengono mostrati uno ad uno da Abelardo, accompagnati da una breve spiegazione molto interessante. Ci mostra un piccolo frutto, di cui purtroppo non ricordiamo il nome, verde e contenente dei semi scuri ricoperti da una specie di gelatina, il quale veniva e viene tuttora usato dai popoli indigeni che vivono nella giungla o nelle foreste tropicali come tintura per decorarsi il viso. Immancabilmente non possiamo far altro che lasciarci trasportare dalla sensazione di pitturarci: una semplice esperienza artistica nel bel mezzo dell'incontaminato Perù! Durante questa rinfrescante sosta abbiamo pure l'opportunità di conoscere da molto vicino un dolcissimo bèbè-animale (di che animale si tratta non ci ricordiamo, un nome bizzarro impossibile da ricordare, chi dovesse riconoscerlo si faccia pure avanti!) e come gran finale, come se fossimo nel retroscena di una sala da teatro, ci travestiamo con tipici vestiti tradizionali peruviani per scattarci qualche divertente fotografia! Dopodichè gli sforzi riprendono, per dopo qualche centinaia di metri imboccare uno dei veri e propri sentieri Inca originali.
La salita continua, senza smettere mai, fino a condurci su e su, a percorrere un cammino scolpito in una parete verticale...
Ecco che allora, come previsto, il mio problema fa capolino... Una sensazione bruttissima di vertigini, qualcosa che involontariamente quasi ti paralizza... Questa è una cosa che mi fa stare parecchio male, che mi fa sentire impotente verso una forza interiore contro la quale non posso lottare e che, per questo motivo, genera una tale rabbia in me che immancabilmente mi fa scendere alcune lacrime... A questo purtroppo sono abbituata e so tuttavia che, con una forte stretta di mano del mio piccolo-grande uomo, riesco a superare i miei limiti... e che, una volta superati, il sentimento di vittoria verso me stessa è molto appagante! Uno squisito Twix un po' rammollito a causa delle elevate temperature collabora anch'esso ad allleviare i mali!
Tra bei e brutti momenti, il trekking continua fino a raggiungere, dopo una grande discesa, un piacevole ristorantino, attorniato da coloratissime amache, che si trova di nuovo in mezzo a verdissime piante tropicali. Il pranzo ci ridà l'energia consumata in precedenza e ci permette di riprendere la camminata poco più tardi. L'ambiente attorno a noi cambia ancora una volta: ora i nostri passi percorrono un sentiero pianeggiante e pieno di sterpaglie, che ci condurrà infine ancora più in giù, fino a costeggiare un grosso fiume. Camminiamo e camminiamo sotto un caldo sole per altre varie ore. Attraversiamo il fiume varie volte, tramite ponti tradizionali o meno e pure trasportati in un carrello appeso ad un filo a sbalzo! Bellissimo! Per concludere in bellezza la camminata, ecco che delle vasche di acque termali naturali appaiono davanti a noi invitandoci ad immergerci per rilassare i nostri stanchi muscoli. Che relax impagabile!
Instancabili e forse un po'orgogliosi, gruppo di "trekkeurs" con un intesa perfetta, decidiamo di percorrere l'oretta di cammino restante non con un pulmino che ci aspetta come di programma ma ancora a piedi e, come sfida, partiamo addirittura correndo... sotto il chiarore della luna piena che ormai ha fatto la sua splendida apparizione! Arriviamo finalmente, non più correndo ma a passo ben sostenuto a causa della fame che si fa sentire, a Santa Teresa, altro villaggio disperso nella natura incontaminata peruviana, che si trova su di una collina. Quì, dopo una buona cena e una giovanile seratina in un baretto con bella musica, vi pernottiamo.
Il mattino seguente, una fresca ed energizzante colazione a base di frutta ci serve da carburante per affrontare la lunga e stancante camminata mattutina. La discesa nuovamente verso il fiume, una seconda attraversata di quest'ultimo sul carrellino a sbalzo, una breva salita lungo un sentierino sotto una piantagione di banani per raggiungere una fantastica cascata dove potersi rinfrescare (visto il sole già cociente seppure mattutino!) e poi pronti, partenza e via lungo una strada sterrata noiosissima lungo il fiume. L'unica cosa interessante da fare durante tale percorso??? Alzare gli occhi e guardarsi attorno! Così facendo, ad un certo punto, una cima di una montagna attira lo sguardo di me e Stefano, soprattutto perchè su di essa ci sembra di osservare una bandiera sventolante... Incuriositi domandiamo immediatamente alla guida di che montagna si tratti. Ci risponde, ma purtroppo senza darci informazioni interessanti al riguardo... ci dice infatti di non ricordarsi il nome... Peccato! Ad un certo punto però decide di fermarsi, attende qualche minuto affinchè tutto il gruppo si unisca e comincia a disegnare qualcosa sulla terra con un bastone di legno. Man mano la sua modesta opera d'arte avanza, ci accorgiamo che sta riproducendo il panorama che si osserva alzando gli occhi verso l'alto e seguendo il profilo delle montagne. Una preziosa spiegazione accompagna in segiuto il disegno e ci rivela finalmente il nome di qualla famosa montagna, notata da noi in precedenza: è niente meno che il grandioso Machu Picchu! Molto stupiti, gli scattiamo una prima fotografia prima di rimetterci in moto!
Un primo controllo amministrativo (passaporto) per l'ingresso alla regione protetta del Machu Picchu ci obbliga a fare una pausa, meritata tuttavia. Un altro poco di cammino e un rustico ristorante ci attende. Siamo affamati ma una lunga attesa ci aspetta. Nulla giunge sulla nostra tavola per lungo tempo, finchè Abelardo ci comunica che non c'è più cibo per noi ma che farà il possibile per rimediare... La prendiamo tutti dal lato umoristico, senza dubitare sulle capacità risolutive di soccorso della nostra simpatica guida! Passano pochi minuti e davanti a noi ci ritroviamo un piattino con due palline di gelato alla stracciatella... scoppiamo a ridere! Mica male cominciare un pranzo partendo dal dessert! La questione del cibo si risolve nel migliore dei modi, con uno squisito pranzetto oserei dire (siccome preparato con pochi mezzi). Dopo questa allegra pausa-mezzogiorno, si riparte sacco in spalla per tanti tanti chilometri di marcia che, percorsi al lato della farrovia Perurail, ci condurranno fino ad Aguas Calientes, il villaggio dal quale si parte per raggiungere il sito archeologico del Machu Picchu.
In una zona non troppo bella paesaggisticamente, Aguas Calientes è un paese secondo me estremamente turistico, creato in tutto e per tutto per soddisfare le esigenze di quei turisti troppo turisti, capaci di apprezzare unicamente le comodità e l'imbarazzo della scelta nel decidere in che bar o ristorante posare il loro deretano. I vari negozietti di oggetti artigianali alimentano ulteriormente la soddisfazione di questo tipo di turisti. A noi tutto ciò proprio non interessa. Una cena in compagnia ed una passeggiata al chiar di luna ci soddisfano pienamente, accompagnati dal pensiero di, il giorno seguente, conoscere finalmente il tanto aspirato Machu Picchu! Stefano, con Kiana e Gisela si danno la buonanotte mettendosi d'accordo a proposito dell'orario di risveglio: le 2.30! Io, invece, con un sorriso malizioso le saluto dicendo loro che mi sveglierò alle 6.30 per raggiungerli. Ahah! A dire il vero però, sarebbe piaciuto anche a me svegliarmi con loro e partire in piena notte per raggiungere il "Ponte". Sì, il ponte nei pressi del quale si trova la "Porta", quella che permette di imboccare il sentiero che sale fino all'ingresso vero e proprio del sito archeologico.
Per Stefano e compagnia, il fatto di essere davanti alla citata porta molte ore prima della sua apertura, che ogni giorno avviene alle 5.00, è molto importante. Percorrere il sentiero in salita tra la "Porta" e l'ingresso al sito nel minor tempo possibile, in modo da arrivare tra le prime 400 persone, è il loro obiettivo, come pure quello di moltissima altra gente. Ma perchè tutta questa maratona??? L'unico motivo sta nel riuscire ad ottenere il permesso per salire sul Wayna Picchu, la famosa montagna a forma di cucuzzolo che si osserva come sfondo nelle tipiche fotografie del Machu Picchu. Su di essa, esclusivamente 400 persone al giorno possono salire, tra le quali 200 alle 7.00 e altre 200 alle 10.00. Al contrario di Stefano, io mi sveglio molto più tardi e salgo sola soletta, in tutta tranquillità, seppur di buona lena, fino all'ingresso del sito, dove so che lui mi aspetterà. Avendo testato il mio problema di vertigini il giorno precedente, decido, con il prezioso consiglio esperto della nostra guida, di rinunciare alla salita sul Wayna Picchu che avviene percorrendo un cammino Inca, dunque ripido e soprattutto in luoghi scoscesi. Questo purtroppo non fa per me! Mi accontento senza troppi problemi di passare tutto la giornata passeggiando nelle rovine, con Stefano, al suo ritorno dal Wayna.
Un ambiente a dir poco fantastico, che ti lascia a bocca aperta ad ogni angolo che si svolta, per la bellezza delle costruzioni e dell'insieme architettonico e ti fa rendere conto di quanti sforzi abbiano dovuto fare gli Inca per cosrtuire tanto! Un luogo che ti ricarica, che emana un'energia magica! La misticità è una delle accezzioni più appropriate da assegnare al cosiddetto "santuario" del Machu Picchu. Si tratta di un luogo in cui cercare un posticino in cui sedersi e poi osservare ed osservare, pensando e riflettendo. Un luogo che ti invoglia a meditare! Una visita guidata è secondo me una tappa fondamentale che ti permette di conoscere le zone principali del sito e di venire a conoscenza degli aspetti storici più importanti. Ne vale la pena.
Dopo quasi una giornata intera trascorsa lassù, ecco che arriva il momento di riprendere il cammino verso il basso, verso Aguas Calientes, dove il treno Perurail ci attende per portarci ad Ollantaytambo, paesino dal quale raggiungiamo infine Cuzco su di un bus. Stanchi morti da quattro giorni di escursione, siamo però tutti felici e beati! Inca Jungle Trail, un'escursione, tutta un'avventura, assolutamente da fare e consigliare! Un'esperienza molto divertente ed appagante, seppur talvolta faticosa!
Grazie:-)
RépondreSupprimerChe foto meravigliose Glo!!! E grazie di cuore per il tuo racconto cosi emozionante! Mi sembra di essere stata li con voi...!!
RépondreSupprimerDomani parte il nostro aereo per tornare a casa - non mi sembra vero... non vedo l'ora di riabbracciarti cara!!
Brava Gloria , Hai affrontato tante prove di coraggio , ti serviranno sicuramente per superare altri ostacoli durante la vita . A presto Donata
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