samedi 28 mai 2011

Buenos Aires

Levo gli scarponi per calzare scarpe più comode e adatte all'asfalto cittadino.
I Crispi ben si adattarono al terreno dalle diverse configuarazioni dell'estremo sud, ma è giunto tempo per loro di un po' di .. respiro...
Mi resta poco più di un giorno di scorribande istintive e solitarie.
Corro per le strade, cartina in mano, senza più nessuna meta precisa. Il labirinto di quadras che definiscono la città mi fa sentire un personaggio dei videogiochi, ma qua nessuno dirige le azioni.
Bus e taxi intrecciano e accompagnano il mio avanzare; giallo e nero gli uni, multicolore gli altri; in poche ore un ricamo disegna il mio cammino.
Uomini in cravatta e schiette donne in carriera calpestano i miei piedi negli affollati e afosi metrò che uniscono più quartieri tra loro fin nel centro di Buenos Aires: la Plaza de Mayo.
Mi sento (di nuovo) in città.
Note di tango e musiche indigene, intonate da strumenti diversi ma da gente con lo stesso spirito, aleggiano tra i passanti. Seduta nelle strade, gente povera espone lavori fatti a mano dai colori vivaci e materiali primitivi.
Le distanze accorciano le giornate, e in un attimo cade la notte. Alcuni cartelli indicanti le vie già mi son comuni, e facilmente ritrovo il cammino per casa.

Venerdì 6 maggio la sveglia suona prima che di norma.
Dal fondo del sacco, sommersi nel disordine creatosi, tolgo vestiti nuovi e puliti; nella maniera più sicura e rapida raggiungo l'aeroporto.
Salgo e scendo ripetutamente le scale per cercare la miglior posizione. Mi trovo giusto di fronte alla porta principale, dove gente venuta da luoghi lontani mi appare improvvisamente davanti.
I sentimenti sono forti e gli ultimi attimi che precedono l'abbraccio interminabili. Ogni qualvolta si apre la porta automatica mi preparo a contenere le emozioni che solo l'incontro con una persona amata può suscitare.
Una transenna contiene la gente che, come me, aspetta i viaggianti, perchè i primi non rovinino addosso a questi ultimi. Cerco a destra e a sinistra la via più corta e diretta per superare questo ultimo ostacolo.
Facce ignote e sguardi perduti si susseguono all'uscita della porta, in cerca dei propri cari o di persone ancora sconosciute.
La porta si apre per l'ennesima volta quando sono circa le 8.
Questa volta finalmente ci siamo; alla mia sinistra trovo il pertugio giusto e in un attimo lascio la mia postazione per correrle incontro!

Gloria finalmente è arrivata! ...




Dopo una settimana trascorsa nella capitale, il tempo peggiora. Il cielo si dipinge di grigio e lascia cadere qualche lacrima.
Per noi è giunto il momento di congedarsi da questa città, promettendole però che ritorneremo, per (ri)avvicinarsi alla cordigliera delle Ande.

2 commentaires:

  1. ...oggi uno dei miei due fratellini è riuscito a farmi piangere!;-)

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  2. Voi non ci crederete (o forse la Gloria si...eheh)ma con le vostre parole il viso mi si è rigato di lacrime d'emozione! Che bella scena d'amore avete descritto..stupenda! Il vostro è un amore grande, continuate così ragazzi! Approposito siete stupendi nella foto!

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